Chi ha raggiunto la sponda nord del mare ? Aiutiamo le famiglie dei dispersi a trovare la traccia dei loro figli
"Come è bello il sole quando il morente suo chiaror discende
sovra una terra qual lo sei tu Italia paradiso degli esuli "
(P. B. Shelley)
Quante madri tunisine guardano oggi l'orizzonte del mar mediterraneo e si chiedono dove siano finiti i loro figli? Tra la speranza del cuore e il silenzio assordante delle autorità tunisine e italiane non possiamo essere solo spettatori di una vera tragedia umana. Le difficoltà amministrative che riguardano la raccolta di informazioni su chi è arrivato in Italia e ora si trova sul suo territorio, oppure in un'altro paese dell'Unione Europea, sono immense. Se alcuni giovani tunisini arrivati nel mese di gennaio hanno ottenuto un permesso di soggiorno di tipo umanitario e hanno potuto contattare le loro famiglie, migliaia di altri ragazzi sono ora detenuti nei Centri di Identificazione e di Espulsione (CIE) in tutta Italia in attesa di gestire le loro pratiche. Nel frattempo poche notizie trasparono da questi centri, tra l'accesso negato dei CEI ai giornalisti e alle associazioni e l'impossibilità di capire chi è ora detenuto al loro interno, non possiamo quantificare quanti ragazzi e soprattutto chi ha raggiunto l'Italia.
Un reseconto della vicenda (in francese) pubblicato dalla nostra associazione

Il 14 GENNAIO 2012
Presidio organizzato dall'associazione PONTES insieme al gruppo di donne Levencinqueunidici e il collettivo dei tunisini a Parma
Il 14 GENNAIO 2012
Tunisini scomparsi in Italia, presidio per ritrovarli a Milano davanti alla prefettura di Milano, ore 10.00
Per sostenere la campagna della ricerca dei dispersi tunisini, il 14 gennaio, anniversario della Rivoluzione Tunisina, si terrà un presidio sotto la Prefettura di Milano in Corso Monforte 31 apartire delle ore 10.00.
Tutti i sostenitori di questa campagna contro il silenzio e l'indifferenza di fronte al dolore dei famigliari ma anche contro questa politica di immigrazione che mercifica gli esseri umani e porta a fare del mediterraneo un cimitero marino e l'Italia terra di detenzione di migliaia di giovani immigrati, sono invitati a raggiungerci sabato 14 gennaio a Milano.
Alcuni media che e hanno parlato:
- Il Corriere della Sera
- La REPUBBLICA (Palermo)
- Il magazine ELLE
- Mediterraneanews
- Yalla Italia
- Il Manifesto
- Emergency online

Comunicato stampa:
SABATO 14 GENNAIO ORE 10
PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA DI MILANO (Corso Monforte)
“Immagini, tu?” chiede il testo di un appello delle famiglie dei migranti tunisini partiti subito dopo la rivoluzione verso l’Europa e che non hanno dato notizia del loro arrivo, “tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai (…) potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia”.
Noi siamo un gruppo di donne italiane e tunisine che sabato 14 gennaio, anniversario della rivoluzione tunisina, ha deciso di organizzare un presidio davanti alla Prefettura di Milano (corso Monforte, ore 10) per sostenere l’appello dei familiari tunisini e ribadire che la parola libertà senza libertà di movimento è una parola vuota.
In quell’occasione consegneremo al Prefetto di Milano e al Console tunisino una lettera indirizzata ai Ministri degli esteri e degli interni italiani e tunisini in cui si chiede di rispondere alla domanda che i familiari di quei giovani dispersi rivolgono da troppo tempo alle istituzioni del loro paese e alle istituzioni italiane: uno scambio delle impronte digitali conservate nei database dei due paesi. Un incrocio dei dati, su richiesta dei genitori, per ritrasformare le impronte di quei giovani in vite, o, eventualmente, in morti, di cui fare il lutto e da aggiungere all’infinito elenco delle morti di migranti nel Mediterraneo che, volute dalle politiche di controllo delle migrazioni, hanno trasformato quel mare in un cimitero marino. Basterebbe questo semplice gesto, infatti, per rispettare il dolore dei familiari tunisini, dovendo riconoscere, almeno indirettamente e in parte, le vite di quei giovani e il loro desiderio di libertà. A tutte/i, e a tutte/i coloro che hanno sostenuto la campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano” in appoggio all’appello dei familiari, chiediamo di partecipare all’iniziativa.
Le 2511, Associazione Pontes dei Tunisini in Italia
Per informazioni: venticinquenovembre@gmail.com
Per aggiornamenti https://leventicinqueundici.noblogs.org/
http//:www.pontes.it
Il 10 GENNAIO 2012, Milano ore 20.30
DA UNA SPONDA ALL'ALTRA: VITE CHE CONTANO
“Dove sono i nostri figli?”
Proiezione del documentario “I nostri anni migliori” (Teatro della Cooperativa)
Comunicato stampa:
Dove sono alcuni dei giovani tunisini partiti verso l'Europa dopo la rivoluzione? Sono circa 1000 i dispersi. Rispettare i desideri di libertà e di movimento significa far contare le loro e le nostre vite.
Facciamo più rumore possibile per far tacere il silenzio del mare...
La campagna Da una sponda all'altra: vite che contano - Dove sono i nostri figli? supporta l'appello dei familiari dei tunisini dispersi. L'appello chiede che le impronte, che servono per schedare le persone e ostacolarne la libertà di movimento, vengano utilizzate in questo caso per sapere se e dove siano arrivati i loro figli partiti dalla Tunisia verso l’Italia nei primi mesi del 2011.
Il 10 gennaio si terrà a Milano una iniziativa pubblica presso il Teatro della Cooperativa (ore 20.30, via Privata Hermada, 8- MM gialla Maciachini, poi tram 4 e fermata Niguarda centro) dove si proietterà il documentario “I nostri anni migliori” di Matteo Calore e Stefano Collizzoli – Zalab. Seguiranno interventi di donne italiane e tunisine e un collegamento con Tunisi per aggiornamenti sulla campagna “Da una sponda all'altra: vite che contano”. Organizzano: Associazione Pontes dei Tunisini in Italia, gruppo femminista Le Venticinqueundici (Milano), Teatro della Cooperativa, gruppo Tunisia Libera di Tunisi e collettivo Tunisini di Parma, Zalab.

Il 17 E 18 DICEMBRE 2011 - Milano, Parma e Tunisi
MANIFESTAZIONE:" DA UNA SPONDA ALL'ALTRA: VITE CHE CONTANO"
Comunicato stampa:
In occasione dell'anniversario della morte di Mohamed Bouazizi che ha dato inizio alla rivoluzione tunisina e in occasione della Giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, il gruppo leventicinqueunidici, i tunisini di Parma e l’associazione Pontes dei Tunisini in Italia, si ritrovano in una azione congiunta per supportare l’appello dei familiari dei migranti tunisini dispersi.
I giorni 17 e 18 dicembre 2011, contemporaneamente a Milano, Parma e Tunisi, verrà esposto lo striscione Da una sponda all'altra: vite che contano e (in arabo) Dove sono i nostri figli? per supportare questo appello dei familiari in cui si richiede che le impronte, che servono per schedare le persone e ostacolarne la libertà di movimento, vengano utilizzate in questo caso per sapere se e dove siano arrivati i loro figli partiti dalla Tunisia verso l’Italia nei primi mesi del 2011.
Gruppo leventicinqueundici
I tunisini di Parma
Associazione Pontes dei Tunisini in Italia
Immagini della manifestazione di Tunisi (18 dicembre 2011)
Altre fotografie sono presenti sulla nostra pagina facebook (associazione PONTES)
Accedi alla pagina riguardante le azioni in relazione con gli sbarchi dei giovani tunisini sulle coste europee
La nostra iniziativa "Chi ha raggiunto la sponda nord del mare?"
L'iniziativa "Chi ha raggiunto la sponda nord del mare?" nasce dall'idea che Rebah Kraiem, donna tunisina migrante in Italia, ha avuto per cercare di aiutare le madri e le famiglie dei giovani tunisini partiti negli ultimi mesi dalle sponde della Tunisia diretti verso l'Italia. Questa iniziativa che la nostra associazione appoggia si articola in varie fasi tra l'adesione all'azione "LASCIATECI ENTRARE" e la raccolta di informazioni sugli immigrati tunisini arrivati nel 2011 attualmente in detenzione nei CEI.
L'azione "Chi ha raggiunto la sponda nord del mare?" consiste semplicemente nel raccogliere il numero massimo di video e immagini che ritraggono i giovani tunisini arrivati sulle coste italiane negli ultimi mesi. Vogliamo mettere a disposizione delle famiglie il più gran numero di documenti visivi che permetterebbero di identificare i loro figli, vedere che sono lì, da qualche parte in Europa, ma che sono vivi.
La nostra azione non può essere per sua natura esaustiva e non potrebbe dare risposta a tutti ma se riusciamo insieme solo a ridare speranza a qualche madre avremmo raggiunto un grande obiettivo.
Ognuno di noi potrebbe partecipare a questa azione semplicemente fornendo un link a video o immagini che ritraggono giovani tunisini arrivati negli ultimi mesi. Ogni servizio (dei telegiornali), documentario, fotografia o altro materiale presente sul web portebbe essere condiviso in questa pagina e rispondere all'impaziente disperazione di centinaia di famiglie. Inviateci le vostre segnalazioni all'indirizzo pontes@live.it.
GRAZIE DEL VOSTRO AIUTO !
VEDI I VIDEO - VOIR LES VIDEOS - تصاور و فيديو
Lampedusa - 17 février 2011
Lampedusa - 21 février 2011
Lampedusa - 3 mars 2011
Lampedusa -17 mars 2011
Lampedusa -21 mars 2011
Lampedusa -29 mars 2011
Lampedusa -31 mars 2011
Inviateci i vostri link ! Grazie !
Altri video e immagini in arrivo/ bientot d'autres vidéos et images
L'associazione PONTES si associa all'appello delle famiglie dei dispersi
Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants
Prova a immaginare: tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai, potrebbe essere stato arrestato nello stato di arrivo che non prevede che si possa arrivare semplicemente partendo e che per questo arresta quelli che arrivano mettendoli nei centri di detenzione o in prigione. Aspetti qualche giorno, guardi immagini alla televisione del luogo in cui potrebbe essere arrivato, per sperare di vederlo. Capisci anche che tuo figlio o tuo fratello non è l’unico a non aver telefonato dopo essere partito. Insieme alle altre famiglie chiedi allora alle autorità del tuo paese di informarsi, di capire se sono tutti in qualche carcere, speri che lo siano anche se temi che non vengano trattati bene. Ma le autorità non fanno nulla, non chiedono e non ti ascoltano, per mesi. Tu nel frattempo fai presidi, manifestazioni, parli con i rappresentanti di alcune associazioni, con i giornalisti, porti la foto di tuo figlio o di tuo fratello ovunque, ti affidi a ogni persona che viene dall’altro paese, le dai le foto, la data di nascita, le impronte digitali. Vuoi sapere.
Ma non accade nulla e cominci a immaginare: potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia.
Immagini, tu? Per alcune e alcuni di noi non si tratta di immaginare perché è quello che ci è successo. Sono partiti dalla Tunisia con le barche e in molti non hanno più dato notizia di sé. Sono morti? Sono in carcere? Sono…?
Per saperlo chiediamo ora alle autorità italiane e tunisine di collaborare. Sarebbe molto semplice, perché in Tunisia le carte di identità sono con le impronte digitali e in Italia esistono i rilievi dattiloscopici dei migranti identificati o detenuti. Chiediamo, allora, che i parenti dei dispersi possano fare una domanda al Ministero degli esteri tunisino affinché fornisca le impronte digitali al Ministero degli interni italiano e a questo chiediamo di rispondere.
Immagini, tu? Se riesci a immaginare ti chiediamo di sostenere con una firma questo appello.
Prime firme:
Firma del genitore/fratello/sorella
Figlio/fratello scomparso
Data di nascita/età
Data e luogo di partenza
Salah Loussifi Marwan Loussifi 20/03/85 01/03/11 El Haouarria
Najia Elaouini Anis Lakdhar 25 anni 01/03/11 El Haouarria
Rabbeh El Hachnani Mehhdi Fdhili 31/03/90 01/03/11 El Haouarria
Naser Ben Ali El Sotani Bel Hassan Soltani 21/07/84 01/03/11 El Haouarria
Imed El Sotani Slim El Soltani 30 anni 01/03/11 El Haouarria
Saida Kerrichi Hattab Elouardi 23 anni 01/03/11 El Haouarria
Jameleddine Elmili Bechir Jameddine Elmili 10/08/87 01/03/11 El Haouarria
Fatma Elsraoui Ramzi Ben Saleh El Halouazi 28/09/85 01/03/11 El Haouarria
Thahar El Nakachi Ahmed El Nakachi 23/10/85 14/03/11 Sfax
Mohamed El Nassri Sami El Nassri 13/07/88 14/03/11 Sfax
Zohra Hagri Sahli Abdessalem Sahli Zied Sahli 20/05/83 14/03/11 Sfax
Mohamed El Hamdaoui Makrem El Hamdaoui 07/04/85 14/03/11 Sfax
Abedelaziz El Jbali Mohamed El Jbali 31/07/85 14/03/11 Sfax
Abedeltif El Akhdhar Annouar El Akhdar 23/06/85 14/03/11 Sfax
Abedelouaheb El Kharbi Aymen Ayari 11/04/92 14/03/11 Sfax
Drahem Dhouioui Maher Dhouioui 22/02/80 30/03/11 Sfax
Noureddine Ben Mbarki Karim Mbarki 10/09/89 30/03/11 Sfax
Amel Guerfia, Fourat Guerchi 22.01.1993, Sfax 30.03.2011 Fathi Hadaji 01/01/84 30/03/11 Sfax
Fine della censura ! I giornalisti possono entrare nei CIE (Centri di Identificazione ed Esplusione)
"Fine della censura. La neo ministra dell'Interno Maria Cancellieri ha riaperto alla stampa le porte dei centri di identificazione e espulsione (Cie). Finisce così l'era della censura. Durata più di otto mesi, da quando lo scorso primo aprile, l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni instaurò il divieto di ingresso della stampa nei Cie, con la famosa circolare 1305. Contro la censura si sono schierati in questi mesi un gruppo di giornalisti a partire da un primo appello lanciato a maggio da Fortress Europe. Il gruppo nel tempo è andato crescendo, grazie al decisivo e convinto sostegno del sindacato e dell'ordine dei giornalisti, e di un gruppo di parlamentari e associazioni che lo scorso 25 luglio hanno dato vita alla campagna lasciateCIEntrare, davanti ai Cie di mezza Italia. I colleghi Raffaella Cosentino e Stefano Liberti, sostenuti dall'Unione Forense per i diritti umani e da Open Society, avevano pure presentato ricorso contro il divieto di ingresso. Ma il ministero dell'Interno ha fatto marcia indietro prima che ci pensassero i giudici."
Tutte le informazioni sul sito Fortress Europe (Come ottenere l'accredito per entrare nei CIE).
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L'associazione PONTES si associa alla campagna contro il silenzio "LasciateCIEntrare"
Come è purtroppo noto, le porte dei CIE (Centri di Identificazione) e dei CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), sono da tempo sbarrate per l'informazione, sono luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie, arbitrariamente scelte, riescono ad entrare. Una circolare del Ministro dell'interno, la n. 1305 del 1° aprile scorso, ha reso ancora più inaccessibili tali luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell'"emergenza nordafricana". Giornalisti, sindacati, esponenti dell'associazionismo antirazzista umanitario nazionale e internazionale, presenti nel territorio in cui sono ubicati, sono considerati, secondo la circolare, "un intralcio" all'operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori.
Violato il diritto-dovere di informare. Questo si traduce, di fatto, in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si va ad aggiungere alle tante violazioni già riscontrate in questi centri. Non potendo entrare diviene legittimo pensare che in essi si determinino condizioni di vita inaccettabili e ripetute violazione dei diritti. Le poche fonti reperibili di notizie diventano i video registrati da cellulari, dagli immigrati trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall'interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge, e quanto arriva non è certo dimostrazione di trattamento rispettoso dei diritti umani.
Semi-detenuti senza reato. Il prolungamento votato nei giorni scorsi dal parlamento, che consente di trattenere le persone non identificate nei Cie fino a 18 mesi, aumenta il disagio e la sofferenza in cui si ritrovano persone che non hanno commesso alcun reato. Gravi lacune si registrano poi nell'esercizio del diritto alla difesa. A tale scopo chi opera nell'informazione ritiene fondamentale avere modo di poter far conoscere alla pubblica opinione quanto in questi luoghi avviene, le ragioni dei continui tentativi di fuga e rivolta, dell'aumento dei casi di autolesionismo che spesso sfociano nel tentativo di suicidio. L'informazione deve poterne parlare, la società ha il diritto di sapere. Così come migranti e i cittadini stranieri hanno il diritto di essere informati ed assistiti dai legali, dalle associazioni e dai sindacati.
Il Comitato promotore. FNSI, Ordine dei Giornalisti, Art. 21, ASGI, Primo Marzo, OpenSociety Foundation, European Alternatives e i Parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta, Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi.
Informazioni. Chiunque voglia partecipare o richiedere ulteriori informazioni può mettersi in contatto con: Gabriella Guido - Rete PRIMO MARZO: ggabrielle65@yahoo. it; oppure Renzo Santelli - FNSI: renzo.santelli@fnsi.it
"Il reato per l'immigrazione clandestina: un reato per quello che si è e non per quello che si fa"
Prof. Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo)








