COMACT-SAHHA
A Community of Action for Health Communication
Dai comportamenti osservati nei territori a una comunicazione sanitaria costruita sulle persone.
Il progetto in breve
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Titolo completo:
A Community of Action for Health Communication - Acronimo: COMACT-SAHHA
- Finanziatore: USAID
- Programma: Supporting COVID-19 response and relief at the country level through disbursement and facilitation of sub-grants for selected diaspora organizations
- Coordinamento: IOM / Diaspora Engagement Unit
- Implementing Partner: PONTES RI e PONTES Tunisie
- Periodo: 1 agosto 2022 – 31 gennaio 2023
- Paese: Tunisia
Il progetto portato da PONTES ha esplorato la crisi sanitaria come un processo di ricerca-azione: comprendere perché le persone, pur conoscendo le misure di protezione, non sempre riuscivano ad applicarle; trasformare queste conoscenze in una strategia di comunicazione; costruire messaggi con professionisti sanitari, istituzioni e società civile; e lasciare una rete e una base di conoscenza utilizzabili anche nelle future crisi sanitarie.
Conoscere le regole non significa necessariamente seguirle
Durante la pandemia, una parte consistente della popolazione tunisina conosceva le principali misure di protezione e comprendeva la gravità del COVID-19. Ma conoscenza e comportamento non coincidevano sempre.
La ricerca COMACT-SAHHA ha mostrato che l’82% conosceva le principali misure di protezione, il 76% riconosceva la gravità del virus e il 77% ne comprendeva i rischi per le persone vulnerabili.
La difficoltà emergeva soprattutto quando la prevenzione entrava in conflitto con pratiche quotidiane, relazioni familiari, solidarietà, vicinato, rituali e obblighi sociali.
COMACT-SAHHA ha quindi spostato la domanda da “cosa dobbiamo dire alle persone?” a “cosa impedisce alle persone di trasformare ciò che sanno in un comportamento protettivo?”
COMACT-SAHHA in numeri
Ricerca nazionale, produzione territoriale e comunicazione di salute pubblica.
Dai 900 questionari previsti a una ricerca estesa a tutta la Tunisia
Il progetto prevedeva inizialmente una ricerca su 900 persone in un numero limitato di territori.
Grazie alla mobilitazione della rete territoriale, dei professionisti sanitari e degli attori della società civile, PONTES ha raccolto 1.465 questionari, estendendo la ricerca a tutti i 24 governatorati tunisini.
Particolare attenzione è stata dedicata alle aree rurali e periurbane, storicamente meno raggiunte dalla comunicazione istituzionale e sanitaria.
Un questionario costruito per il contesto
PONTES ha progettato il questionario, lo ha discusso e validato con la COMACT e con il comitato scientifico, e lo ha tradotto in dialetto tunisino.
La traduzione è stata poi verificata con il team di ricerca sul campo per adattare termini ed espressioni alle differenti variazioni linguistiche locali.
Dalla ricerca alla comunicazione
Una strategia costruita sui comportamenti, non su messaggi generici.
raccogliere dati su comportamenti, percezioni, paure, barriere e pratiche sociali.
identificare profili socio-demografici, comportamentali e psicografici.
analizzare motivazioni, ostacoli percepiti, norme sociali e scenari comportamentali.
costruire messaggi, formare comunicatori, produrre contenuti e monitorarne la diffusione.
Il Health Belief Model come strumento di lettura
La ricerca ha utilizzato anche il Health Belief Model, analizzando dimensioni quali gravità percepita, vulnerabilità percepita, benefici, ostacoli, trigger all’azione e autoefficacia.
Questi elementi sono stati messi in relazione con pratiche sociali, condizioni socioeconomiche e caratteristiche dei territori per comprendere non soltanto cosa le persone facevano, ma perché.
COMACT: mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, professionisti e territori
Il cuore del progetto è stata la costituzione di una Community of Action per la comunicazione di salute pubblica.
La COMACT ha collegato:
- Ministero tunisino della Salute;
- medici di prima linea;
- professionisti sanitari;
- ricercatori ed esperti PONTES;
- società civile territoriale;
- giovani comunicatori e citizen journalists.
Il questionario stesso è stato discusso e validato con questi attori, e i feedback raccolti sono stati incorporati nella versione finale dello strumento.
Una ricerca nazionale con attenzione alle aree rurali e periurbane
L’impostazione iniziale concentrava il lavoro in particolare su:
La rete attivata durante il progetto ha successivamente permesso di raggiungere tutti i 24 governatorati.
Professionisti sanitari hanno contribuito anche da territori quali Kairouan, Bizerte, Le Kef, Ariana, Kébili e Tataouine, permettendo di includere aree inizialmente non coperte dagli attori associativi.
Società civile territoriale
La ricerca sul campo ha mobilitato una rete di 7 nuclei territoriali della società civile tra Mahdia, Kabaria–Tunis, Sidi Bouzid, Sfax, Zarzis, Tozeur e Kasserine.
Per la fase di produzione dei contenuti sono state attivate in particolare:
ACEC – Kabaria
La Ruche de la Citoyenneté Active – Tozeur
Scouts / Eclaireurs Tunisiens – Mahres / Sfax
Comunicare senza colpevolizzare
Riconoscere le pratiche sociali per rendere la prevenzione realmente praticabile.
Uno dei risultati più importanti della ricerca è stato capire che molti comportamenti a rischio non derivavano da ignoranza o semplice rifiuto delle regole.
Visite ai familiari, cura dei parenti, vicinato, relazioni di lavoro, rituali religiosi e funerari rispondevano a valori sociali profondamente radicati.
La strategia ha quindi scelto di non colpevolizzare, ma di riconoscere il valore di queste pratiche e proporre modalità alternative per mantenere i legami sociali riducendo il rischio.
Dal “non farlo” al “come farlo in sicurezza”
La comunicazione è stata progettata per offrire soluzioni concrete agli ostacoli percepiti e reali che le persone incontravano nell’applicazione del distanziamento e delle misure protettive.
La raccomandazione era quindi adattare le misure di prevenzione ai bisogni e alle specificità della società tunisina, invece di contrapporre salute pubblica e cultura.
Dare voce a chi ha vissuto la crisi in prima linea
Durante l’implementazione è emersa una dimensione non prevista inizialmente: il bisogno dei professionisti sanitari di raccontare e rielaborare ciò che avevano vissuto durante le diverse ondate COVID, in particolare durante la Delta wave.
Le testimonianze hanno fatto emergere impatto psicologico, rischi affrontati, perdite, senso di mancato riconoscimento e difficoltà nell’elaborazione dell’esperienza vissuta da professionisti medici e paramedici.
PONTES ha integrato questa dimensione nel percorso, trasformando le testimonianze in una componente della comunicazione di salute pubblica.
Dalla ricerca alla campagna
Contenuti costruiti a partire dai profili, dalle motivazioni e dalle voci dei territori.
27 contenuti
Post e video sviluppati nell’ambito della campagna di sensibilizzazione.
9 testimonianze
Professionisti sanitari hanno condiviso esperienze e lezioni apprese durante la crisi COVID.
18 video territoriali
Contenuti prodotti con giovani comunicatori a Tunis, Tozeur e Sfax.
Integrare pluralità di esperienze nella ricerca
La composizione dei gruppi di lavoro e del campione è stata monitorata per assicurare una rappresentazione equilibrata e includere prospettive spesso meno visibili nella comunicazione sanitaria.
Il campione raccolto era composto in modo pressoché equilibrato da donne e uomini.
La raccolta ha inoltre cercato di includere persone anziane, persone con bassi livelli di istruzione, persone in condizioni socioeconomiche fragili e persone con disabilità, per rendere visibili bisogni e ostacoli specifici.
La ricerca entra nel dialogo con il Ministero della Salute
Il Ministero tunisino della Salute ha seguito e partecipato alle diverse fasi del progetto, dalla validazione degli strumenti alla discussione dei risultati.
In particolare, la Direzione Generale della Formazione e la Direzione Generale delle Professioni Paramediche hanno riconosciuto la validità e l’interesse dei risultati della ricerca.
Le evidenze prodotte sono state considerate rilevanti per lo sviluppo delle politiche formative, delle competenze dei professionisti sanitari e delle strategie relative alle professioni sanitarie.
COMACT-SAHHA non ha prodotto direttamente una riforma: ha prodotto però conoscenza utilizzabile dal sistema sanitario oltre la durata della campagna.
Cosa rimane dopo COMACT-SAHHA
Dati, competenze, rete e indicazioni utilizzabili nelle future emergenze sanitarie.
Conoscenza
Una base dati socio-demografica, comportamentale e psicografica sui comportamenti di salute della popolazione tunisina, con particolare attenzione alle realtà rurali e periurbane.
Competenze
Professionisti sanitari e giovani comunicatori con maggiori capacità di comunicare prevenzione, rischio e salute pubblica.
Metodo
Una metodologia che collega ricerca, segmentazione, comportamento, cultura, produzione dei messaggi e monitoraggio della campagna.
Rete
Una comunità composta da Ministero, professionisti sanitari, società civile, ricercatori e comunicatori, attivabile su differenti temi di salute pubblica.
Una raccomandazione operativa: una unità di comunicazione di crisi
A partire dall’esperienza COMACT-SAHHA, PONTES ha raccomandato la creazione di una unità di comunicazione di crisi “stand-by”, attivabile quando necessario, per sostenere la comunicazione interna e rispondere in modo più tempestivo ai bisogni informativi della popolazione.
Risorse COMACT-SAHHA
La ricerca, il Campaign Brief, i Lessons Learnt, il Social Media Campaign Report e gli altri strumenti metodologici saranno collegati qui quando verificati come pubblicabili.
Esplora Ricerca & RisorseDalla comunicazione generica alla comunicazione informata dai comportamenti
COMACT-SAHHA mostra come la ricerca-azione possa trasformare i dati raccolti nei territori in una comunicazione più aderente alle persone, alle loro pratiche e ai contesti in cui vivono.
Non soltanto una campagna: una base di conoscenza, una metodologia e una comunità di competenze per affrontare meglio le future sfide di salute pubblica.
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